Opzioni Call e Put: ecco dove stare attenti!

Opzioni Call e Put: ecco dove stare attenti!- Continua il nostro approfondimento sulle Opzioni Americane e Trading: “Le opzioni spiegate ad un bambino”

“Opzioni Call e Put: ecco dove stare attenti” – La parte precedente di questo articolo sulle “Opzioni Americane” la trovate qui.

Opzioni Call e Put: ecco dove stare attenti!
Opzioni Call e Put: ecco dove stare attenti!

Opzioni Call e Put: ecco dove stare attenti!

Si sa, il confine tra il lato oscuro della forza e quello positivo a volte è molto labile, anzi, il lato oscuro, come ci insegna Darth Vader, spesso ci prende in castagna proprio quando non ce lo aspettiamo, perché non lo conosciamo.

Per le opzioni accade più o meno la stessa: la mancanza di adeguata conoscenza dello strumento spesso induce a cedere alle lusinghe dell’arricchimento facile, della via spianata all’indipendenza finanziaria (a proposito, appena sentite un trader, guru, master, coach, etc., che straparla di indipendenza finanziaria, scopiazzando malamente un po’ di concetti di Robert Kiyosaki, fuggite a gambe levate e tenetevi a debita distanza da lui).

Per iniziare a scrutare nel lato oscuro, caliamoci in una situazione leggermente diversa da quella precedente.

Come prima, con il titolo a 54$, noi, gli option trader, abbiamo acquistato la oramai celebre CALL 54 KO, 27 DTE; il nostro alter ego, lo stock trader, ha invece messo in portafoglio le 100 azioni Coca Cola.

Stessi prezzi di ingresso, stessa prospettiva: target price +3$ entro un mese.

Adesso, però, ipotizziamo un altro scenario a 27 giorni, un po’ diverso rispetto a quello della scorsa puntata.

Alla scadenza della call, la nostra previsione di KO a 57$ si è dimostrata un po’ troppo ottimistica. Coca Cola, in realtà è salita, ma si è fermata a 54,9$.

Andiamo a vedere qual è adesso la nostra situazione e quella dell’alter ego azionario, cominciando da quest’ultimo.

  1.  Prezzo d’acquisto: 54$
  2. Prezzo di vendita: 54,9$
  3. Profitto (ovviamente uguale a B – A) 0,9$ per 100 azioni = 90$
  4. Profitto in % sul costo pieno = 90 ¸ 5.400 =1,66%
  5. Profitto in % sul margine (ricorda che di norma il broker ti richiede un margine pari al 50% del valore delle azioni che compri) 90 ¸ 2.700 = 3,3%

Dai, su. Non ci è andata di lusso come nel caso precedente, ma, tutto sommato, un po’ più del 3% in un mese o giù di lì non è poi così male.

Vediamo invece come è andata con le opzioni, ripetendo lo stesso procedimento dell’altra volta.

  1. Eserciti la tua call, ossia il tuo diritto di acquisto e compri 100 azioni KO a 54$
  2. Rivendi immediatamente le tue 100 azioni a 54,9$, il prezzo corrente
  3. Come il tuo collega trader che ha comprato le azioni, hai 90$ di profitto ma devi considerare i 110$ spesi per l’acquisto della call, quindi il tuo profitto totale…
  4. …ouch… aspetta un attimo!!! Ma qui non c’è profitto; hai speso 110$ e ne guadagni 90! Qui c’è addirittura una perdita! In altre parole, l’alter ego azionario si mette in tasca un 3,3%; noi dobbiamo invece contabilizzare una perdita!

A questo punto, vale la pena fermarsi un attimo, per cercare di capire cosa sia successo.

La call è un’opzione d’acquisto ad un prezzo predefinito, quindi una posizione che beneficia di un rialzo, ormai su questo ormai non dovresti avere dubbi.

D’altronde, se hai il diritto di acquistare KO a 54$, non ti resta che sperare che, entro la scadenza della tua opzione, il prezzo delle azioni KO decolli e tocchi – che ne so – 60, 70, 100… the sky is the limit.

Più in alto va il prezzo di KO, più varrà la tua opzione. Giusto?

Giusto”

Nel caso in esame, KO è salita. Poco, ma è salita. Quindi, tutto bene! Invece no, tutto male, perché ci abbiamo rimesso!

Come abbiamo allora fatto a perdere?

La verità è che – purtroppo – per fare profitto su una opzione call lunga, non basta che il sottostante salga, ma deve salire, rispettando ANCHE alcune ben precise condizioni.

Condizione 1 – Il Tempo. Innanzi tutto (e ovviamente) la salita del sottostante deve avvenire entro la scadenza dell’opzione call (rialzista) in nostro possesso.

Condizione 2 – Superare lo strike price. La salita deve superare lo strike price, ovvio, altrimenti la nostra call non vale nulla. D’altro canto, se a scadenza hai il diritto di acquistare KO a 54$ e il titolo sul mercato quota (supponiamo) 50$, cosa fai? Lo paghi più del valore corrente di mercato, manco fossi l’amministratore di Onofrio del Grillo, nel celebre film con Alberto Sordi?

Condizione 3 – Coprire il costo d’acquisto. Siccome nulla è gratis, la nostra call l’abbiamo pagata. Per questo, è indispensabile che il prezzo del titolo non solo superi lo strike price, come visto prima, ma ANCHE che lo superi di un ammontare pari ad ALMENO il costo che abbiamo sostenuto per acquistare la nostra call.

Ricorderai che la call KO, strike 54, e 27 DTE era costata 1,10$ per cui, in concreto, perché la nostra call possa essere profittevole A SCADENZA, serve che:

  1. Il prezzo di KO sia oltre i 54$ e…
  2. … e che sia sopra i 54$ di almeno 1,1$ quindi sia oltre i 55,10$

In particolare, proprio quei 55,10$ di prezzo dell’azione sono un livello importante: rappresentano il livello di pareggio (o break-even, nel gergo degli opzionisti). Una sorta di valore soglia, al di sotto del quale a scadenza l’opzione perde, al di sopra del quale, invece, guadagna.

Ovviamente, con il sottostante esattamente a 51,10$ non ci sono né vincitori, né vinti. Si pareggia, fatti salvi i costi delle commissioni che paghiamo al nostro broker e alla Borsa.

L’altro aspetto che devi considerare è il TEMPO. Come vedi, qui sopra abbiamo volutamente indugiato sul concetto di “A SCADENZA”, perché le opzioni hanno una data di scadenza.

E attenzione, non è come la scadenza di molti cibi che indicano una data entro cui PREFERIBILMENTE consumarli, per non perderne le caratteristiche organolettiche.

No, con le opzioni, alla scadenza, letteralmente l’opzione cessa di esistere, sparisce dal tuo portafoglio e, con essa, sparisce il premio che avevi pagato per acquistarla.

Se a scadenza l’opzione è In The Money (ITM), ossia, nel caso di una call option, lo strike price è inferiore al prezzo dell’azione, anche se tu dovessi dimenticare di esercitarla, ci pensa il tuo broke a farlo in nome e per conto tuo

Al contrario, se lo strike della tua call è superiore al prezzo dell’azione, allora l’opzione scadrà mestamente senza alcun valore.

Questa, se ci pensi, è un’enorme differenza rispetto al possesso del titolo. Poc’anzi abbiamo visto che il possessore delle 100 azioni KO non solo intasca un profitto, mentre noi ci rimettiamo, ma in realtà non è assolutamente tenuto a vendere il suo pacchetto.

Al contrario, se ritiene che la salita di KO è soltanto rimandata, può tranquillamente tenersi in portafoglio le 100 azioni e aspettare tempi migliori.

Tu, invece, se continui a pensare che KO andrà al rialzo, dovrai acquistare una nuova opzione call, e assoggettarti ancora una volta ai rischi legati al decadimento temporale del valore, legato all’avvicinarsi della scadenza.

Il nostro obiettivo allora non può che essere duplice:

  1. Attutire gli effetti del tempo che passa e che inevitabilmente erode il valore della nostra opzione
  2. Diminuire o addirittura azzerare (magari!!!) il costo di ingresso, in modo da avvicinare il punto di break-even.

Come fare? Beh non è facilissimo, ma neanche impossibile. È quello che facciamo con i nostri studenti dell’OptionTraders Team, studiando, testando e implementando strategie con le opzioni.

Per ora, però, atteniamoci ai fondamentali.

Fin qua abbiamo visto il mondo rialzista delle call. Dalla prossima puntata ci attende l’altra faccia della medaglia, il mondo ribassista delle opzioni “PUT”.

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